Campopisano è uno di quei luoghi di Genova che sembrano sospesi nel tempo, un angolo nascosto che racconta una storia antica e affascinante.
Le tipiche case colorate del centro storico genovese si affacciano sulla piazzetta, il cui suolo è ricoperto di piccoli ciottoli, tra cui qualche filo d’erba riesce a farsi spazio, illuminato dal cono di luce che ogni giorno penetra tra gli edifici.
A prima vista potrebbe sembrare una delle tante vivaci piazze dei caruggi, ma in realtà custodisce una memoria che risale al 1284.
Circondato da alte case variopinte, Campopisano è un luogo appartato e silenzioso, dall’atmosfera intima e suggestiva, dove il tempo sembra essersi fermato.
Prima che queste abitazioni sorgessero, già dal 1039 l’area era utilizzata come luogo di sepoltura per prigionieri stranieri.
Si racconta che, dopo la Battaglia della Meloria del 1284, qui trovarono la loro triste sorte migliaia di marinai pisani catturati dai genovesi.
Essendo Campopisano fuori dalle mura di cinta, i prigionieri furono radunati in quel luogo e molti di loro, morti di stenti, vennero sepolti in quel fazzoletto di terra.
Da qui hanno origine le leggende di fantasmi e le storie macabre sulle anime vaganti in questa zona durante le notti tempestose.
Il campo fu poi smantellato nel 1294, mentre un editto del 1403 proibì la costruzione di edifici a Campopisano, in quanto cimitero consacrato.
Nel 1523, tuttavia, questo divieto decadde e nel XVI secolo, con l’inclusione della zona nelle nuove mura di cinta, venne concessa l’autorizzazione a edificare le pittoresche case che oggi caratterizzano la piazza.
A impreziosire questo luogo storico è il
risseu, ristrutturato nel 1992: un tipico mosaico ligure in ciottoli bianchi e neri, che aggiunge un ulteriore tocco di fascino e significato a questo angolo di Genova.